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Trattati ineguali
(di pace)
del II dopoguerra europeo
ERMANNO CABIAIA
Le prevaricazioni-sopraffazioni che tutti sperimentiamo nella vita quotidiana sono
innegabilmente presenti, seppure in forme e dimensioni diverse, nella vita degli enti sociopolitici
che, anziché isolarsi, agiscono in modo indipendente sulla scena internazionale.
Questi vivaci protagonisti della comunità internazionale, i c.d. soggetti del diritto
internazionale, essendo naturalmente diversi, non possono evitare i confronti e perciò
l’eventualità del disaccordo e del contrasto che diviene facilmente collisionescontro e che,
non escludendo l’uso della forza e la conseguente trasformazione dei contendenti in belligeranti,
prima o poi richiede una composizione. Sennonché quando si arriva allo scontro e
al con. itto, specie se armato, alla . ne si hanno di solito vincitori e vinti, onde è dif. cile per
chi prevale resistere alla tentazione di imporre patti ineguali anche allo scopo del ripristino
della pace.
Negli eventi sinteticamente esaminati in queste pagine, con proporzionale riguardo
all’Italia e soprattutto alla Germania, in quanto colonne europee degli scon. tti, è infatti
agevole scorgere l’emergere di una costante, anzi di un modello, che caratterizza ancor oggi
la c.d. soluzione pattizia dei con. itti con vincitori e vinti. Modello che, per i suoi ri. essi
destabilizzanti a lungo termine delle relazioni interstatuali, si cerca qui di portare all’attenzione
di tutti gli operatori giuridici e comunque di coloro che sono impegnati nella ricerca
indifferibile di una soluzione che crei minor disagio eticopolitico, in quanto non più dettata
dalla biologia dei bisogni, dall’egoismo degli interessi e dall’incompatibilità dei valori.
Se, una volta rinunciato alla non violenza e al dialogo, il confronto scontro dei diversi
è inevitabile anche nella sua forma con. ittuale più cruenta (aggressione armata, guerra ecc.),
se esso porta quasi sempre ad un esito che conferma ed esalta la diseguaglianza naturale
creando un nuovo equilibrio di (pura) forza che fa perno sulla vittoria delle armi e quindi
su un vincitore, e se questi, così rafforzato nella sua identità e status, specie se divenuto
egemone, si ritiene giudice quando non giustiziere, la prevaricazione-sopraffazione fra gli
ex belligeranti diviene la regola e il trattato di pace assume la sostanza di una sentenza
(verdetto) di condanna senza “giusto processo”.
Perché allora rifugiarsi nel regno della ritualità diplomatica e ricorrere, dissimulando
un atto sostanzialmente giudiziario, alla forma tradizionale e solenne del trattato, anziché
rinunciare per sempre all’utopia, ma in concreto all’ipocrisia, della soluzione consensuale
(pattizia) e nominare un vero giudice ... .
Prezzo: € 22.00
Pagine: 330
ISBN: 88-491-2274-8
Data di pubblicazione: 2006 VOLUME “INTONSO” IN CARTONCINO, EDIZIONE PREGIATA
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